Irrigazione, tubo, cisterna: quando e come annaffiare l’orto
L’acqua è un bene prezioso. Come usarla senza sprechi per innaffiare il nostro orto? Quando usare il tubo e quando l’irrigazione? Meglio bagnare le piante la sera o la mattina? Ecco i consigli tratti da Il piacere dell'orto, manuale a cura di Alberto Arossa (Slow Food Editore).
Per favorire il risparmio d’acqua nell’irrigazione esistono svariati sistemi. Con una spesa non eccessiva e una sistemazione adeguata delle colture si può utilizzare un impianto di irrigazione diretto solo verso la zona interessata dalle radici. Gli impianti di irrigazione, però, comportano una grande rigidità, dovuta ai tubi, che ostacolano nelle lavorazioni della terra e, soprattutto, non consentono una rotazione libera delle colture. Se la superficie non è enorme il vostro miglior amico dovrebbe essere l’innaffiatoio.
Solo nei casi in cui la siccità si faccia sentire marcatamente o dobbiate percorrere distanze scomode, il tubo di gomma (per il quale avrete, però, bisogno di collegarvi alla rete idrica).
Una terza possibilità è il ricorso a una cisterna che, se posizionata in alto, sfrutta la potenza dell’energia di caduta: sarà, in questo caso, necessaria una pompa. La cisterna, sia essa in plastica (più leggera e facile da pulire) o in altro materiale, consente di accumulare acqua piovana e di distribuirla poi in momenti differenti; l’acqua in questo modo può decantare e le impurità rimarranno sul fondo. Se la cisterna si trova a livello del terreno o più in alto dovreste avere l’accortezza di posizionare il tubo di uscita una decina di centimetri dal fondo, in modo da scartare le impurità e i sedimenti. Se, al contrario, è interrata dovreste posizionare la pompa di ripescaggio a una ventina di centimetri dal fondo in modo da pescare acqua pulita.
Ovviamente ci sono diversi sistemi di stoccaggio e utilizzo d’acqua, e quelli citati sono solo alcuni esempi. Un sistema, che richiede un certo spazio, ma ha il vantaggio di essere bello ed elegante, è un piccolo bacino di decantazione, che si può riempire con facilità, canalizzando un po’ di acqua piovana. (…)
Nel bacino potete coltivare i giacinti d’acqua che, oltre a svolgere una funzione ornamentale, contribuiscono a depurare l’acqua: crescono velocemente con il rischio di occupare tutto lo spazio disponibile ma, se raccolti periodicamente, possono servire per preparare il compost e, quindi, diventare fonte di sostanza organica nella concimazione. Altre piante che agiscono come fitodepuratori sono i papaveri. In questo caso vi consigliamo però di valutare bene l’acqua che andrete a incanalare. Se per caso è inquinata, come capita in molti corsi d’acqua, che ricevono scarichi nocivi, la fitodepurazione ha come contraltare il fatto di concentrare le sostanze inquinanti, per esempio i metalli pesanti, che sarebbe meglio non spargere sulle colture.
La nostra esperienza suggerisce, infine, di bagnare le piante al mattino. In questo momento della giornata il terreno è più freddo e lo stress della pianta minore. L’acqua ha inoltre il tempo per penetrare, cosa che non accade quando il sole è alto nel cielo e le temperature dell’aria e del suolo sono elevate. La pianta però deve essere sana, perché eventuali ristagni d’acqua potrebbero danneggiarla. Questo vale per l’innaffiatura a terra o delle foglie. Molti hanno l’abitudine di bagnare la sera – tanti in realtà hanno a disposizione soltanto quel momento, nel dopolavoro – ma sarebbe meglio evitare di farlo, in quanto il ristagno notturno potrebbe causare il proliferare di malattie fungine.
Il manuale Il piacere dell'orto è sullo store on line di Slow Food Editore.
Foto Kotomicreations