Fiori da mangiare: le viole nel piatto

Pubblicato il 22/04/2013 nella categoria: Cucina
Fiori da mangiare: le viole nel piatto

Non sono una chef, né un’esperta di scienze dell’alimentazione o di botanica. Io i fiori li cucino e li mangio perché sono belli, buoni e profumati, alcuni sono davvero sorprendenti. I loro petali contengono vitamine e altri nutrienti importanti, curano piccoli malanni; a me, anche solo a vederli nel piatto, danno l’energia di una bistecca e quattro chili di arance. I fiori commestibili si usano nelle cucine di tutto il mondo da secoli, chef stellati e illuminati come Pietro Leemann li inseriscono ogni giorno nei loro piatti, ma prima di assaggiarli è bene sapere che le persone allergiche al polline e le signore in dolce attesa faranno meglio ad evitare il consumo di fiori, alcune specie potrebbero causare reazioni indesiderate.

Mangiare oleandri, datura e aconito per esempio può provocare intossicazioni gravissime. Si possono mangiare soltanto fiori eduli coltivati senza uso di prodotti chimici di sintesi e cresciuti lontani da fonti d’inquinamento. Assolutamente da evitare l’uso dei fiori recisi in vendita dai fiorai e, nel caso di piantine acquistate nei vivai, occorre aspettare almeno tre settimane, annaffiandole regolarmente, prima di mangiarne i petali. Il modo più sicuro per esplorare questo gustoso e poetico mondo di tradizioni contadine e cucina internazionale è quello di procurarsi semi, fiori e piantine presso le aziende agricole in Italia che hanno ottenuto la certificazione bio o armarsi di cestino e andare a cercarli nei campi.

Cominciamo con le viole e non perdete la mia ricetta di cavolo verza con petali di questi bellissimi (e buonissimi) fiori.

Violetta, viola mammola (Viola odorata)


Le violette [fioriscono nel Centro e nel Nord Italia da gennaio ad aprile,] amano l’ombra dei boschi e con i loro stoloni colonizzano il terreno circostante. Il fiorellino di cinque petali svetta di poco sopra una rosetta di foglie a forma di cuore, il suo colore va dal bianco al viola scuro, quelle di montagna profumano poco, paragonate a quelle di campo. Ha proprietà emollienti ed espettoranti: due tazze d’infuso di foglie e fiori con un cucchiaio di miele, assunti per qualche giorno, leniscono le irritazioni alle mucose. Della pianta si possono mangiare anche le foglie crude o cotte al vapore. I fiori canditi o trasformati in sciroppo sono perfetti per profumare dolci, sorbetti e bevande. Hanno sapore dolce e un aroma inebriante.

Cornutina (Viola Cornuta)


La Viola Cornuta arriva dai Pirenei, deve il suo nome al lungo sperone che accoglie il nettare, gli insetti vengono attratti dai colori sgargianti e dal profumo, con l’obbiettivo di raggiungere il delizioso succo, seguono la traccia sui petali disegnata da linee convergenti, contribuendo così all’impollinazione. Pulisce e depura la flora intestinale. Elegante sui dolci, se ne possono conservare i fiori essiccati e ridotti in polvere da aggiungere ai risotti o a una salsa per condire le uova sode.

Viola del pensiero, pansé (Viola Tricolor)


Fiorisce da marzo a settembre in una gamma di colori che va dal bianco al quasi nero, sono talmente belle che importa poco se il sapore è un po’ debole e il sentore di sottobosco. I petali vellutati inondano di allegria la più mesta delle insalate e un algido caprino. Farcite un rotolo di carne con viole, rose e borragine… vi sorprenderà!

Sono Barbara Bigozzi, sono nata a Firenze, per un po’ ho viaggiato, poi ho messo radici a Milano, ora vivo in una casa nel Parco Agricolo, coltivo un orto/giardino e altri sogni, sono mamma di Bianca, fashion stylist e appassionata di caravan d’epoca. In cucina mi diverto e ogni tanto mangio fiori.

Foto: Barbara Bigozzi, Mary.Do (Viola odorata)