I ragazzi e le ragazze che combattono la mafia coltivando la legalità
Ogni anno quasi 700 ragazzi si improvvisano contadini per combattere, a colpi di vanga e di zappa, la mafia proprio nei suoi luoghi simbolo. In Italia esiste una legge che confisca ai mafiosi i beni accumulati illecitamente per restituirli alla collettività e renderli luoghi vivi. E così nel sud della penisola aranceti, vigne, oliveti, campi di pomodori e di cereali strappati ai potenti boss vengono coltivati da cooperative e associazioni. Che non possono essere lasciate sole in questo coraggioso e difficile lavoro quotidiano.
Per questo Arci organizza, da aprile a ottobre, i Campi della legalità, una pacifica invasione di ragazze e ragazzi pronti a faticare sotto il sole e intanto fare un pezzo di strada con chi non si piega alla criminalità organizzata.
Misurarsi con un lavoro duro e bellissimo, conoscere da vicino chi vive a testa alta in una terra difficile, gettare le basi per nuove amicizie, tornare a casa con uno sguardo diverso e tanta voglia di fare: c’è questo, e molto altro, nelle storie dei ragazzi che zappano contro la mafia. Insieme ad Arci, che dal 2006 ripete ogni anno l’iniziativa, anche alcune organizzazioni come Cgil, Spi Cgil (tanti i “nonni” che partono volontari con i più giovani) e l’associazione Libera da sempre in prima fila contro la mafia.