L’agrovoltaico, l’energia solare incontra l’agricoltura
Produzione di energia solare e agricoltura. Cosa hanno in comune queste due pratiche? Beh, prima di tutto la natura: la prima sfrutta il sole per creare energia elettrica, la seconda la terra per produrre cibo. Non solo però, entrambe hanno bisogno di un terreno più o meno vasto a seconda delle esigenze e dove vengono installati i pannelli solari purtroppo è impossibile coltivare perché questi ultimi fanno troppa ombra e non permettono una buona crescita degli ortaggi. Ma siamo proprio sicuri che sia impossibile? Alcuni imprenditori italiani se lo sono chiesto, e sono arrivati alla conclusione che invece si può... con l’ ”agrovoltaico”.
L’impianto che rende possibile l’agrovoltaico è stato progettato dalla R.E.M (Revolution Energy Maker), una holding industriale con sede in provincia di Brescia che si occupa di produzione di sistemi per la generazione di energia tramite l’uso di tecnologie sostenibili e zero-emissive.
Per garantire la giusta quantità di sole al terreno la R.E.M ha immaginato dei pannelli solari sospesi e semovibili, sostenuti da dei pali distanti 12 metri l’uno dall’altro e alti circa 5 metri. Grazie a queste misure viene infatti reso possibile il passaggio dei mezzi agricoli e l’ombra proiettata sul suolo non è mai superiore al 15%, permettendo quindi la coltivazione.
I pannelli, tramite una tecnologia wireless senza fili, ruotano sull’asse seguendo il percorso del sole e massimizzando in questo modo la loro produzione di energia. Non solo, in caso di pioggia o neve, o comunque quando lo si ritiene necessario, i pannelli possono essere anche posizionati perpendicolari al terreno.
Degli impianti di agrovoltaico sono già presenti ed operanti a Virgilio, in provincia di Mantova mentre in provincia di Piacenza ne troviamo due, uno a Castelvetro Piacentino e un altro a Monticelli d’Ongina. Un ulteriore impianto è in costruzione a Marcaria, sempre in provincia di Mantova. Sarà realizzato su 25 ettari di terreno nel quale saranno coltivate orticole e altri prodotti a filiera corta.
Per quanto riguarda l’energia prodotta, negli impianti di Virgilio dove vengono sfruttati 15 ettari di terreno per produrre cereali e foraggio, la potenza è di 2,15 MW, mentre a Monticelli i 21 ettari destinati al frumento arrivano a 3,2 MW.
Nonostante l’entusiasmo per una tecnologia così innovativa c’è stato però chi ha storto il naso, chiedendosi se davvero un impianto del genere non crei problemi. Le critiche nei confronti dell’agrovoltaico sono principalmente due:
- La presenza dei campi elettromagnetici poco sopra il campo coltivato che potrebbero danneggiare la produzione di ortaggi e grano.
- L'ombreggiatura che , anche se ridotta, non aiuterebbe la crescita ideale di molti prodotti orticoli.
Abbiamo quindi chiesto chiarimenti direttamente alla R.E.M e ci hanno spiegato che “è stato eseguito uno studio sulla presenza di campi elettromagnetici e sulle fasce di rispetto. Questi prova che l'impatto elettromagnetico è trascurabile e di breve durata perché le linee elettriche sono installate con cavo cordato e intrecciato (pertanto completamente isolate) ad una altezza di 5,5 m dal terreno con un impatto elettromagnetico pressoché nullo.”
Per quanto riguarda invece l’ombreggiatura, “rispetto alle tecniche attualmente in uso in agricoltura che generano ombra, il rapporto tra quella prodotta dal sistema agrovoltaico è di 2,3 volte inferiore alle serre a tunnel, di 3,9 volte più basso dei semenzai e di 5,5 volte minore delle serre fotovoltaiche.”