Camp di Grano: la tradizione, i giovani, il futuro
Ho avuto la fortuna e l'onore di presentare Grow the Planet a Camp di Grano che si è tenuto, come tappa di avvicinamento al Palio del Grano, a Caselle in Pittari (SA) dal 15 al 22 luglio 2012. Fortunato perché, dal basso della mia infinita ignoranza, ho potuto scoprire un territorio bellissimo quanto incontaminato come quello del Parco Nazionale del Cilento. Onorato perché ho potuto partecipare a una splendida iniziativa e conoscere un gruppo di giovani che è riuscito a regalarmi una discreta dose d'ottimismo e, visti i tempi bui che stiamo attraversando, non direi certo che è cosa da poco…

Ma cos'è stato più precisamente Camp di Grano? Si è trattato di una settimana di vita rurale a contatto con gli antichi saperi e mestieri della zona che i vecchi contadini del Cilento hanno tramandato ai più giovani, in una sorta di passaggio di consegne generazionale che non sa di passato ma, viceversa, profuma di futuro. Il protagonista assoluto e incontrastato dell'evento è stato il grano e tutta la sua filiera che parte dalla semina e arriva al prodotto più simbolico della nostra alimentazione: il pane.
I partecipanti di Camp di Grano hanno potuto così familiarizzare con antiche varietà autoctone di grano, hanno imparato dai vecchi contadini l'arte della mietitura tradizionale, hanno separato i chicchi dalla paglia e dalla pula, hanno ottenuto la farina in un meraviglioso mulino a pietra e acqua presente nella vicina Oasi del WWF di Morigerati e, infine, hanno prodotto un pane squisito e profumatissimo tramite panificazione naturale con lievito madre. Il tutto accompagnato da workshop e seminari sulle tematiche della Social Innovation, del Social Marketing Territoriale e dello Sviluppo sostenibile della Ruralità organizzati in collaborazione con l’Accademia di Societing diretta da Alex Giordano.

Ed è proprio all'interno di questi incontri che ho potuto scoprire la passione, la preparazione, l'attaccamento al proprio territorio e alle proprie tradizioni che questi ragazzi hanno dimostrato di possedere, doti di solito poco conosciute dalle nuove generazioni. Tanto che a un certo punto mi sono trovato a chiedere ad Alex: "Ma sono tutti così i giovani del Sud?"

Sì perché è proprio questo il punto della questione: se aumentano i giovani come quelli di Camp di Grano, se le nuove generazioni riescono cioè a (ri)scoprire la passione per l'agricoltura ed approcciarla in modo intelligente e rispettoso dell'ambiente, se dimostrano una sensibilità del genere nei confronti del passato e delle tradizioni bene, questo malmesso Paese può avere una piccola ma concreta speranza di farcela.
Forza ragazzi!