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Slow food New York agricola? Si può!

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New York agricola? Si può!

Quasi dieci anni dopo la chiusura dell’ultima azienda agricola a conduzione familiare all’interno dei confini della città, a Brooklyn crescono basilico e cavolo cinese, e nel Queens pomodori, porri e cetrioli. L’agricoltura commerciale va verso il South Bronx, dove l’amministrazione ha recentemente emanato un bando di gara per quella che diventerà la più grande tenuta sul tetto degli Stati Uniti, e forse del mondo. Animate dall’interesse per i prodotti locali, le nuove aziende di New York vendono ortaggi e verdure al dettaglio ai residenti sensibili al biologico, e in grandi quantità alle catene di supermercati come Whole Foods.


La differenza fra questo secolo e i precedenti è il luogo: che siano in terra o idroponiche, le nuove aziende si espandono sui tetti, forse l’ultima porzione di immobiliare non sfruttata della città.

«Per quanto riguarda l’agricoltura commerciale sui tetti, New York in questo momento è sicuramente leader» - ha affermato Joe Nasr, co-autore di Carrot City: Creating Places for Urban Agriculture e ricercatore al Centro per lo studio sulla sicurezza alimentare alla Ryerson University di Toronto - «Credo che continuerà a espandersi nel prossimo futuro, e a un ritmo molto sostenuto».

Per i funzionari della città, l’aumento dell’agricoltura commerciale porta anche ulteriori vantaggi. Le aziende sul tetto possono catturare milioni di litri di pioggia, e distoglierli così dal sistema fognario, che in caso di forti piogge potrebbe esondare. E coltivare i prodotti nel quartiere significa anche meno camion sulle strade locali e meno emissioni nocive, uno degli obiettivi del sindaco Michael Bloomberg e della sua amministrazione. (…)

Gotham Greens ha iniziato a coltivare nella sua serra idroponica su un tetto di Greenpoint l’anno scorso. Vorrebbe lavorare su altri tre tetti l’anno prossimo a Brooklyn, Queens e nel Bronx. L’azienda già in funzione dà lavoro a 20 persone, che coltivano cavolo cinese, basilico e lattuga, e vende a Whole Foods e FreshDirect.

Brooklyn Grange, un’altra azienda, si è costituita per trovare un luogo a Brooklyn. Ma due anni fa hanno invece trovato un tetto a Long Island City, nel Queens. I soci, guidati da Ben Flanner, il presidente e capo agricoltore, si sono divisi la terra e hanno iniziato a piantare. Questa primavera, Brooklyn Grange ha finalmente onorato il suo nome, dando vita a una seconda azienda di 6.000 metri quadrati sul tetto del Brooklyn Navy Yard, dove più di 100 filari producono zucca gialla, scalogno e pomodori.

Un problema c’è: il vento. Spesso soffia tra i palazzi e fa cadere le piane giovani. «Dobbiamo trovare delle soluzioni per limitare il vento sulle piante» afferma Flanner «Usiamo molti paletti e reticolati. E abbiamo in cantiere operazioni anche più ampie. A marzo BrightFarms, che progetta serre vicino ai supermercati per accorciare la catena di rifornimento, ha annunciato di voler creare una grande serra idroponica su un tetto di Sunset Park, a Brooklyn, che dovrebbe produrre quasi 400 tonnellate di prodotti l’anno. Il direttore, Paul Lighfoot, afferma che la serra dovrebbe occupare quasi 10.000 metri quadrati, rendendo BrightFarms la più grande azienda di questo tipo».

E il mese scorso la Camera di commercio della città ha richiesto progetti per un tetto agricolo di 18.000 metri quadrati all’ultimo piano di un palazzo di proprietà del comune su Food Center Drive, ad Hunts Point, il mercato agroalimentare del Bronx.

Anche se potrebbe esserci una vera e propria distesa di tetti vuoti in città, non tutti possono ospitare gli orti, afferma Nasr, della Ryerson University: «I tetti devono essere abbastanza solidi da poter sostenere il peso della terra o della serra, e se non lo sono, consolidarli può essere molto costoso. Anche l’accesso può essere un problema, visto che molti edifici non hanno ascensore o scale per il tetto. Non tutti poi sono esposti al pieno sole, alcuni sono oscurati dai palazzi vicini. Ma a New York » continua Nasr «anche eliminando i tetti che non sono conformi, ne rimangono comunque tantissimi che adatti alla coltivazione».

Il dipartimento di urbanistica della città ha recentemente modificato le regole dei quartieri per incoraggiare lo sviluppo verde, e ha esentato le serre sugli edifici non residenziali da alcuni limiti di altezza e superficie. Le strutture non possono comunque superare i 7 metri di altezza e devono essere a 2 metri dal bordo del tetto.

Amanda M. Burden, la commissaria del piano, spiega i cambiamenti con la volontà di «creare più spazi per far sì che l’agricoltura urbana si sviluppi in un ambiente denso e molto costruito». Rimane da capire se l’ammorbidimento dei vincoli del piano urbano porterà a un gran numero di nuove richieste.

Luca Bernardini

Fonte: Agrapress – New York Times
Foto di: Gabriel Kamener 

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